COME CEMBALI SQUILLANTI CLASSE 1ª

LA FAVOLA DEL PANEIn un lontano paese, una povera vedova si manteneva prestando servizio ad una ricca e misteriosa signora che viveva solitaria in una villa dall’aspetto lugubre, seminascosta nel cuore di un bosco. La buona vedova compiva il suo lavoro con generosità e precisione, e un giorno inaspettatamente la signora le fece un regalo: un anello straordinario. “Ruotando due volte questo anello intorno al dito, ti potrai trasformare in tutto ciò che vorrai”, le spiegò la strana signora. La vedova non ci fece un gran caso, ma quando una terribile carestia si abbatté sulla regione, si ricordò dell’anello. Lo girò due volte attorno al dito e si trasformò in un magnifico falco dalle ali affilate. Aveva deciso di volare fino a trovare una terra che potesse fornire sostentamento al figlio e ai suoi vicini. Volò fino ad esaurire le forze, poi tornò mestamente nella sua casa. La carestia aveva colpito tutte le terre del regno. Non c’era scampo per nessuno. Ma la donna non si rassegnò. Ruotò l’anello due volte e si trasformò in un enorme e fragrante forma di pane. Quando suo figlio tornò a casa e vide quella enorme pagnotta, cominciò a mangiare di gusto. Era solo pane, ma saziava in modo mirabile. Mentre masticava con voluttà, il figlio della vedova vide passare un vicino di casa con cui aveva avuto dei dissapori e che gli ispirava una fortissima antipatia. Era deciso ad ignorarlo, ma una scossa al cuore lo costrinse ad invitarlo a condividere quel pane miracoloso. La voce si sparse e da tutto il villaggio la gente accorse: grandi e piccoli, giovani e vecchi, poveri, ammalati e sani, disperati e inquieti. Quel pane sembrava non finire mai. Quelli che erano nemici si riconciliavano e quelli che prima si ignoravano si sorridevano cordialmente. Ogni notte, l’ultima briciola di pane si trasformava di nuovo nella vedova generosa. Ogni mattino, la donna ridiventava una gigantesca pagnotta profumata e deliziosa, che nutriva il corpo e lo spirito della gente del villaggio. Così fu fino al nuovo raccolto. Quel giorno fu organizzata una grande festa. Naturalmente partecipò anche la vedova. La donna emanava un profumo di pane appena sfornato.(Bruno Ferrero)
LA FAVOLA DEL PANEIn un lontano paese, una povera vedova si manteneva prestando servizio ad una ricca e misteriosa signora che viveva solitaria in una villa dall’aspetto lugubre, seminascosta nel cuore di un bosco. La buona vedova compiva il suo lavoro con generosità e precisione, e un giorno inaspettatamente la signora le fece un regalo: un anello straordinario. “Ruotando due volte questo anello intorno al dito, ti potrai trasformare in tutto ciò che vorrai”, le spiegò la strana signora. La vedova non ci fece un gran caso, ma quando una terribile carestia si abbatté sulla regione, si ricordò dell’anello. Lo girò due volte attorno al dito e si trasformò in un magnifico falco dalle ali affilate. Aveva deciso di volare fino a trovare una terra che potesse fornire sostentamento al figlio e ai suoi vicini. Volò fino ad esaurire le forze, poi tornò mestamente nella sua casa. La carestia aveva colpito tutte le terre del regno. Non c’era scampo per nessuno. Ma la donna non si rassegnò. Ruotò l’anello due volte e si trasformò in un enorme e fragrante forma di pane. Quando suo figlio tornò a casa e vide quella enorme pagnotta, cominciò a mangiare di gusto. Era solo pane, ma saziava in modo mirabile. Mentre masticava con voluttà, il figlio della vedova vide passare un vicino di casa con cui aveva avuto dei dissapori e che gli ispirava una fortissima antipatia. Era deciso ad ignorarlo, ma una scossa al cuore lo costrinse ad invitarlo a condividere quel pane miracoloso. La voce si sparse e da tutto il villaggio la gente accorse: grandi e piccoli, giovani e vecchi, poveri, ammalati e sani, disperati e inquieti. Quel pane sembrava non finire mai. Quelli che erano nemici si riconciliavano e quelli che prima si ignoravano si sorridevano cordialmente. Ogni notte, l’ultima briciola di pane si trasformava di nuovo nella vedova generosa. Ogni mattino, la donna ridiventava una gigantesca pagnotta profumata e deliziosa, che nutriva il corpo e lo spirito della gente del villaggio. Così fu fino al nuovo raccolto. Quel giorno fu organizzata una grande festa. Naturalmente partecipò anche la vedova. La donna emanava un profumo di pane appena sfornato.(Bruno Ferrero)