COME CEMBALI SQUILLANTI CLASSE 1ª

L’ISOLA DELLE MARMOTTE In mezzo alle montagne del Gran Zebù faceva occhiolino un laghetto azzurrissimo. In mezzo al laghetto c’era un isolotto. Le sue spiagge erano piene di sassi lisci come uova, fiori, rododendri ed erba grassa coprivano i verdi pendii. Tutt’intorno al laghetto sorgevano le tane delle marmotte.Sull’isolotto, in mezzo al laghetto, si davano appuntamento tutti i giorni tre vispe marmottine; Riccardo, Adriana e Valerio.Benché fossero sempre insieme litigavano dall’alba al tramonto.Quando bevevano al ruscello erano urla e spintoni.“Levati dall’acqua!”, gridava Riccardo. “L’acqua è mia!”.Se, balzando di pietra in pietra, arrivavano all’isolotto, era ancor peggio.“Via dall’isola!”, urlava Valerio. “La terra è mia!”.“L’erba è mia!”, strillava Adriana, mentre girava a brucare l’insalatina più tenera e i fiorellini più profumati.Un bel giorno, da una macchia di rododendri, sbucò una grossa tartaruga.“Io vivo dall’altra parte del lago”, disse pacatamente “ma tutto il giorno non sento che gridare: è mio! È mio! È mio! A causa dei vostri continui litigi non c’è più pace. Vi accorgerete un giorno che non è questo il modo migliore di vivere!”.Detto questo, la tartaruga si girò e sparì nei folti cespugli di rododendri.Non appena se ne fu andata, Riccardo corse via con una grossa radice di liquirizia in bocca. Gli altri lo rincorsero gridando: “Le radici sono di tutti!”. Ma Riccardo, con la bocca piena borbottò:“Questa no! È mia!”.A poco a poco tutte e tre le marmottine si davano zampate e colpi di coda per conquistare l’isolotto.“È mio!”, gridavano all’unisono.Ad un tratto il cielo si oscurò e tuoni minacciosi riempirono l’aria intorno al lago.Una pioggia violenta e scrosciante investì l’isolotto, che fu rapidamente inghiottito dall’acqua che saliva e saliva. Le tre marmotte tremavano di paura. Tentarono disperatamente di aggrapparsi alle poche pietre scivolose che ancora spuntavano dalle acque in tempesta, ma anche queste furono sommerse.Non rimase che un’unica roccia e su quella le tre marmotte si arrampicarono, tremando di freddo e di paura.Si tennero vicine vicine, e così abbracciate, accomunate dalle stesse paure e dalle stesse speranze, si sentirono più tranquille.Ciascuna sentiva il cuoricino delle altre due battere accanto al suo.A poco a poco le acque calarono. La pioggia si fece più rada e poi finì tutto. Solo allora le marmotte scoprirono che la grande pietra sulla quale si erano arrampicate non era affatto una pietra: era niente meno che la tartaruga! “Ci hai salvate!”, gridarono tutte insieme.Il mattino dopo l’acqua era di nuovo limpida.Sul fondo sabbioso del lago il sole rincorreva i pesciolini d’argento.Piene di gioia, le marmottine si misero a fare il bagno insieme, e insieme cercarono sassolini colorati. Insieme correvano nell’erba grassa e profumata a cercare radici di liquirizia.Più tardi, mentre si riposavano al fresco di un’altura erbosa, si sentirono felici come non mai.“Che pace!”, disse Riccardo.“E che bellezza!”, disse Valerio.“E sai che cosa?”, disse Adriana.“Che cosa?”, chiesero le altre due marmottine.“È nostro!”.(Bruno Ferrero)
L’ISOLA DELLE MARMOTTE In mezzo alle montagne del Gran Zebù faceva occhiolino un laghetto azzurrissimo. In mezzo al laghetto c’era un isolotto. Le sue spiagge erano piene di sassi lisci come uova, fiori, rododendri ed erba grassa coprivano i verdi pendii. Tutt’intorno al laghetto sorgevano le tane delle marmotte.Sull’isolotto, in mezzo al laghetto, si davano appuntamento tutti i giorni tre vispe marmottine; Riccardo, Adriana e Valerio.Benché fossero sempre insieme litigavano dall’alba al tramonto.Quando bevevano al ruscello erano urla e spintoni.“Levati dall’acqua!”, gridava Riccardo. “L’acqua è mia!”.Se, balzando di pietra in pietra, arrivavano all’isolotto, era ancor peggio.“Via dall’isola!”, urlava Valerio. “La terra è mia!”.“L’erba è mia!”, strillava Adriana, mentre girava a brucare l’insalatina più tenera e i fiorellini più profumati.Un bel giorno, da una macchia di rododendri, sbucò una grossa tartaruga.“Io vivo dall’altra parte del lago”, disse pacatamente “ma tutto il giorno non sento che gridare: è mio! È mio! È mio! A causa dei vostri continui litigi non c’è più pace. Vi accorgerete un giorno che non è questo il modo migliore di vivere!”.Detto questo, la tartaruga si girò e sparì nei folti cespugli di rododendri.Non appena se ne fu andata, Riccardo corse via con una grossa radice di liquirizia in bocca. Gli altri lo rincorsero gridando: “Le radici sono di tutti!”. Ma Riccardo, con la bocca piena borbottò:“Questa no! È mia!”.A poco a poco tutte e tre le marmottine si davano zampate e colpi di coda per conquistare l’isolotto.“È mio!”, gridavano all’unisono.Ad un tratto il cielo si oscurò e tuoni minacciosi riempirono l’aria intorno al lago.Una pioggia violenta e scrosciante investì l’isolotto, che fu rapidamente inghiottito dall’acqua che saliva e saliva. Le tre marmotte tremavano di paura. Tentarono disperatamente di aggrapparsi alle poche pietre scivolose che ancora spuntavano dalle acque in tempesta, ma anche queste furono sommerse.Non rimase che un’unica roccia e su quella le tre marmotte si arrampicarono, tremando di freddo e di paura.Si tennero vicine vicine, e così abbracciate, accomunate dalle stesse paure e dalle stesse speranze, si sentirono più tranquille.Ciascuna sentiva il cuoricino delle altre due battere accanto al suo.A poco a poco le acque calarono. La pioggia si fece più rada e poi finì tutto. Solo allora le marmotte scoprirono che la grande pietra sulla quale si erano arrampicate non era affatto una pietra: era niente meno che la tartaruga! “Ci hai salvate!”, gridarono tutte insieme.Il mattino dopo l’acqua era di nuovo limpida.Sul fondo sabbioso del lago il sole rincorreva i pesciolini d’argento.Piene di gioia, le marmottine si misero a fare il bagno insieme, e insieme cercarono sassolini colorati. Insieme correvano nell’erba grassa e profumata a cercare radici di liquirizia.Più tardi, mentre si riposavano al fresco di un’altura erbosa, si sentirono felici come non mai.“Che pace!”, disse Riccardo.“E che bellezza!”, disse Valerio.“E sai che cosa?”, disse Adriana.“Che cosa?”, chiesero le altre due marmottine.“È nostro!”.(Bruno Ferrero)