COME CEMBALI SQUILLANTI CLASSE 1ª

IL PIÙ BEL DONO DI NATALE Peter faceva il taglialegna e viveva nel bosco vicino al paese insieme al suo bambino. Stava arrivando il Natale…quei giorni felici dell’anno, rischiarati dai bagliori riflessi sulla neve, giungevano veloci e fuggivano altrettanto rapidamente, senza lasciare il tempo ai sentimenti di prender la forma di parole ed abbracci dolci e sereni. Peter aveva lavorato molto quell’anno, tutti volevano un abete da addobbare nella loro casa e lui correva a prenderli nel bosco e li portava nelle abitazioni. Come sempre il suo abete, quello per il suo bambino, era l’ultimo che procurava. Venne la Vigilia di Natale e sul far della sera finalmente arrivò con l’albero: era grande e bello, con le sue radici e la sua gioia naturale che brillava in ogni ago. Ma lui era stanchissimo, esausto da un lungo mese di lavoro; dopo averlo posto nell’angolo della sua piccola stanza, si addormentò davanti al camino. Il figlio, preoccupato per lui, decise di non svegliarlo e di attendere lì, vicino al suo papà stanco, l’arrivo di Babbo Natale. Pensava però tra sé: “Chissà se Babbo Natale porterà ugualmente i doni, anche se l’albero non è addobbato?”. Aveva solo pochi disegni fatti in quei giorni felici ma solitari, e vi appese quelli, poi si addormentò sul divanetto. Nel camino piccole fiammelle danzavano allegre ma pian piano stanche anch’esse, si avviarono verso il cielo stellato, infilandosi una ad una nel camino come fosse una strada verso il paradiso. Fuori, nella neve, gli animaletti del bosco erano un pochino preoccupati per quel bambino e anche loro si domandavano: “Chissà… Babbo Natale verrà ugualmente anche se l’albero non è addobbato?”. Decisero così in segreto di fare del loro meglio per adornarlo; si riunirono nella radura della quercia, presso la casa degli scoiattoli, i quali avevano preparato una tavolata con le nocciole dei Pensieri. Tutta la notte discussero su come addobbare l’albero: chi diceva il muschio, chi le fragole, chi le ghiande, insomma vi era una accesa discussione. Era quasi l’alba e, come in ogni riunione affollata, non avevano ancora deciso nulla. Iniziò a piovere lentamente, una pioggerellina fine di goccioline trasparenti, e compresero subito cosa usare. Ognuno corse al più vicino filo d’erba e, con cura, raccolse una goccia, vi soffiò dentro lentamente fino a farla diventare una pallina, poi vi entrò e rimase lì un attimo, lasciando di sé l’immagine e l’amore che provava per il piccolo amico. Di corsa gli uccellini presero con il becco le palline ed infilandosi nel camino le portarono sull’albero. Il tempo, come sempre nelle nottate invernali, trasformò la pioggia in neve. Le topine del bosco presero a tessere quei fiocchi argentati e soffici, che scendevano dal cielo, in tanti festoni lunghi lunghi. Con quelli, avrebbero completato la loro opera in attesa dell’arrivo di Babbo Natale. Tutti in fila, i mariti topini, entrarono dalla cantina e silenziosamente giunsero nella sala, dove troneggiava l’albero e lo decorarono con quelle allegre corone abilmente confezionate dalle loro mogli. Rimaneva solo una cosa da fare… ora… Volevano bene a quel bambino e volevano donargli qualcosa, ma poveri com’erano, non avrebbero potuto competere con i ricchi doni di Babbo Natale. Allora gli animaletti del bosco partirono silenziosamente in fila indiana verso la casetta di legno. Il sole stava sorgendo allegro e radioso nella sua sciarpa nuova, dono della sua amica luna. Arrivarono mentre tutti dormivano ancora e vedendo che Babbo Natale aveva gradito l’albero riempiendo il pavimento di regali, posarono anche i loro: l’orsetto donò un abbraccio caldo come la sua pelliccia, il daino uno sguardo tenero, lo scoiattolo regalò un sorriso vivace, il lupo la forza per vivere un altro anno, la marmotta posò un sogno felice, la talpa uno sguardo gentile, il falco una piuma guida per volare e il topolino donò una fiammella da custodire nel cuore per scaldare le giornate fredde e solitarie. Al risveglio la sorpresa del bambino fu grande nel vedere quanti doni aveva ricevuto; li scartò tutti gridando di gioia ad ogni fiocco sciolto. Poi, felice, corse fuori nella neve, andò nella radura e abbracciò uno ad uno gli animaletti. Allegro pensò che il più bel dono di Natale era proprio la tenerezza e l’amore dei suoi cari amici.
IL PIÙ BEL DONO DI NATALE Peter faceva il taglialegna e viveva nel bosco vicino al paese insieme al suo bambino. Stava arrivando il Natale…quei giorni felici dell’anno, rischiarati dai bagliori riflessi sulla neve, giungevano veloci e fuggivano altrettanto rapidamente, senza lasciare il tempo ai sentimenti di prender la forma di parole ed abbracci dolci e sereni. Peter aveva lavorato molto quell’anno, tutti volevano un abete da addobbare nella loro casa e lui correva a prenderli nel bosco e li portava nelle abitazioni. Come sempre il suo abete, quello per il suo bambino, era l’ultimo che procurava. Venne la Vigilia di Natale e sul far della sera finalmente arrivò con l’albero: era grande e bello, con le sue radici e la sua gioia naturale che brillava in ogni ago. Ma lui era stanchissimo, esausto da un lungo mese di lavoro; dopo averlo posto nell’angolo della sua piccola stanza, si addormentò davanti al camino. Il figlio, preoccupato per lui, decise di non svegliarlo e di attendere lì, vicino al suo papà stanco, l’arrivo di Babbo Natale. Pensava però tra sé: “Chissà se Babbo Natale porterà ugualmente i doni, anche se l’albero non è addobbato?”. Aveva solo pochi disegni fatti in quei giorni felici ma solitari, e vi appese quelli, poi si addormentò sul divanetto. Nel camino piccole fiammelle danzavano allegre ma pian piano stanche anch’esse, si avviarono verso il cielo stellato, infilandosi una ad una nel camino come fosse una strada verso il paradiso. Fuori, nella neve, gli animaletti del bosco erano un pochino preoccupati per quel bambino e anche loro si domandavano: “Chissà… Babbo Natale verrà ugualmente anche se l’albero non è addobbato?”. Decisero così in segreto di fare del loro meglio per adornarlo; si riunirono nella radura della quercia, presso la casa degli scoiattoli, i quali avevano preparato una tavolata con le nocciole dei Pensieri. Tutta la notte discussero su come addobbare l’albero: chi diceva il muschio, chi le fragole, chi le ghiande, insomma vi era una accesa discussione. Era quasi l’alba e, come in ogni riunione affollata, non avevano ancora deciso nulla. Iniziò a piovere lentamente, una pioggerellina fine di goccioline trasparenti, e compresero subito cosa usare. Ognuno corse al più vicino filo d’erba e, con cura, raccolse una goccia, vi soffiò dentro lentamente fino a farla diventare una pallina, poi vi entrò e rimase lì un attimo, lasciando di sé l’immagine e l’amore che provava per il piccolo amico. Di corsa gli uccellini presero con il becco le palline ed infilandosi nel camino le portarono sull’albero. Il tempo, come sempre nelle nottate invernali, trasformò la pioggia in neve. Le topine del bosco presero a tessere quei fiocchi argentati e soffici, che scendevano dal cielo, in tanti festoni lunghi lunghi. Con quelli, avrebbero completato la loro opera in attesa dell’arrivo di Babbo Natale. Tutti in fila, i mariti topini, entrarono dalla cantina e silenziosamente giunsero nella sala, dove troneggiava l’albero e lo decorarono con quelle allegre corone abilmente confezionate dalle loro mogli. Rimaneva solo una cosa da fare… ora… Volevano bene a quel bambino e volevano donargli qualcosa, ma poveri com’erano, non avrebbero potuto competere con i ricchi doni di Babbo Natale. Allora gli animaletti del bosco partirono silenziosamente in fila indiana verso la casetta di legno. Il sole stava sorgendo allegro e radioso nella sua sciarpa nuova, dono della sua amica luna. Arrivarono mentre tutti dormivano ancora e vedendo che Babbo Natale aveva gradito l’albero riempiendo il pavimento di regali, posarono anche i loro: l’orsetto donò un abbraccio caldo come la sua pelliccia, il daino uno sguardo tenero, lo scoiattolo regalò un sorriso vivace, il lupo la forza per vivere un altro anno, la marmotta posò un sogno felice, la talpa uno sguardo gentile, il falco una piuma guida per volare e il topolino donò una fiammella da custodire nel cuore per scaldare le giornate fredde e solitarie. Al risveglio la sorpresa del bambino fu grande nel vedere quanti doni aveva ricevuto; li scartò tutti gridando di gioia ad ogni fiocco sciolto. Poi, felice, corse fuori nella neve, andò nella radura e abbracciò uno ad uno gli animaletti. Allegro pensò che il più bel dono di Natale era proprio la tenerezza e l’amore dei suoi cari amici.